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Che tempo fa?
messinscena
Pubblicato da Cinzia Lacalamita in covid-emozioni · 29 Aprile 2020
-Che tempo fa?-
 
Strana domanda da fare alle sette di sera, del 28 marzo, ad una donna, in travaglio dalla notte precedente, sdraiata su un lettino ginecologico.
 
-Piove - risposi educatamente.
 
-Perché sa, dovrebbe camminare. Questo bambino nascerà prima di domattina ma è presto per trattenerla - Già. L’avevano ripetuto più volte al corso di restare a casa il più possibile
 
-Venite quando le contrazioni sono regolari ogni 5 minuti da almeno mezz’ora
 
-Non stia a tornare a casa. Visto che piove, vada in piazza Duomo a passeggiare un po’ sotto i portici e poi torna
 
Mi rivestii silenziosa e con Savio ci avviammo alla macchina. Non solo pioveva ma tiravano forti raffiche di vento. Salimmo ci guardammo e scoppiammo a ridere. Tornammo a casa e cominciai a passeggiare nel lungo corridoio che la casa di allora aveva. Verso le nove le contrazioni divennero più forti. Io camminavo e respiravo, lui cronometrava con l’orologio. Finché stanca, mi accasciai sul divano. La notte precedente non avevo dormito granché, continuavo a cercare una posizione che mi desse conforto. Eccone un’altra: quanto è passato dalla precedente? Per fortuna uno dei due era lucido.
 
-15 minuti-
 
-così tanto!?-
 
Otto, dodici, quattordici, sette, dieci, undici… Accidenti che disordine! Ma non dovevano ravvicinarsi progressivamente? Continuò così per un po’. Alle undici ci eravamo attestati tra i dieci e gli otto minuti. Quanto era lungo quel tempo! Otto, dieci, sette, otto, sette.
 
-Dai che ci siamo! Tre minuti- Sgomento -Come tre minuti? Quattro, ancora tre. E i cinque minuti dove sono? Che facciamo? Andiamo presto! Non c’è più tempo.
 
Arrivammo in reparto a mezzanotte e mezza.
 
-La teniamo perché è notte ma è ancora presto.
 
-Come ancora presto? Ma io sono sfinita. Non potete fermare tutto per un’ora così dormo un po’ e poi riprendiamo?
 
Ostetrica e infermiera scoppiarono a ridere.
 
-No signora. Quando la natura inizia il suo corso non si può fermare, ma lei cerchi di riposare lo stesso.
 
Già. Fosse facile! Avevo sofferto d’insonnia per tutta la gravidanza, figurati dormire in quel momento. Non vedevo l’ora che nascesse, non solo per vederlo il mio bambino ma anche per ricominciare a dormire. Illusa.
 
Il tempo cominciò a scorrere veloce e alle tre e mezza ero in sala parto, ma questo bambino non riusciva a nascere. Dopo una buona mezz’ora di spinte avevo il medico sdraiato sulla pancia.
 
La pioggia batteva sulle finestre della sala parto e l’infermiera mi incitava a spingere. Finalmente arrivò una spinta potentissima che mi scosse totalmente. Mentre spingevo, cacciai un urlo da guerriero maori e un corpicino schizzò fuori sparato nell’aria. Fu molto brava l’ostetrica a prenderlo al volo.
 
-Una bella bambina!
 
Aah! già che poteva essere anche una bimba. Per tutta la gravidanza avevano continuato a dirmi che la forma della mia pancia enunciava l’arrivo di un maschietto e la peluria che mi era cresciuta proprio sulla pancia me ne aveva convinto. Non riuscii ad alzare la testa per guardarla quando me la appoggiarono sulla pancia, non ne avevo la forza, ma la toccai tutta, felice di avere una bambina, e sana.
 
Cominciò così la mia vita spericolata, come diceva la canzone di Vasco, che a quel tempo girava in tutte le radio, ma non al Roxy bar. Notti insonni e giorni a dormire in piedi. Non c’era più l’ora di mangiare, l’ora di dormire, men che meno di occuparsi di sé. Era lei ormai che scandiva le nostre vite e i nostri giorni e mentre la allattavo, pensavo sorridendo a quante volte, mentre l’aspettavo avevo pensato – Il mio bambino nascerà in primavera in una magnifica giornata di sole.
 
Era arrivata invece in una notte di tempesta, a proposito di tempo. Da quella notte le nostre vite e il nostro tempo hanno acquistato un valore diverso.



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